Secondo quando diffuso ieri dal sito di Wikileaks, alcuni documenti americani riferiscono che la Corea del Nord avrebbe consegnato all’Iran 19 missili in grado di colpire le capitali europee e persino Mosca. La domanda è semplice: quando intendevano dircelo?

Non solo, sempre dai cablo emerge che l’ex capo del Mossad, Meir Dagan, aveva lavorato a lungo per organizzare una cooperazione con gli Stati Arabi del Golfo per combattere il nemico comune, l’Iran, e che gli Stati Uniti hanno sostanzialmente preferito puntare tutto sulla soluzione diplomatica scartando l’ipotesi di un attacco mirato e preventivo contro le centrali nucleari iraniane e persino scartando l’ipotesi di una destabilizzazione “dall’interno”. Risultato? Oggi l’Iran è praticamente inattaccabile e quello che fino a qualche mese fa si poteva fare con il minimo sforzo e perdite umane praticamente nulle oggi non si può più fare.
A parte le critiche ai leader mondiali, sulle quali sembra concentrata la stampa (estera e italiana) e delle quali poco ci importa, l’unica cosa che sembra emergere con forza è l’incapacità dell’amministrazione americana di affrontare con un minimo di raziocinio il pericolo rappresentato dall’Iran.
A questo punto aspettiamo altre rivelazioni riguardanti il Libano e la Siria. Sul Libano è già emerso che durante la guerra tra Hezbollah e Israele, elementi delle forze Qods e dei Guardiani della Rivoluzione hanno partecipato attivamente al conflitto (è un cablo che proviene dagli Emirati Arabi Uniti e forse per questo al momento non è stato ancora ben individuato), ma è chiaro che non può essere sfuggito all’amministrazione americana l’allargamento dell’influenza iraniana nell’area medio-orientale. Ma se è vero, perché gli USA non hanno fatto niente per impedirlo? Piuttosto che sui giudizi dati ai leader mondiali, i media dovrebbero concentrarsi sul fallimento della politica di Barack Hussein Obama, altro che stupidaggini sui vizi degli altri. E intanto abbiamo i missili iraniani puntati sulle nostre capitali. Complimenti Mr. President.
Noemi Cabitza