L’hanno chiamata “primavera araba” la rivolta che in Egitto ha spodestato Mubarak. Hanno detto che i ragazzi scesi in piazza volevano più libertà e che erano lontanissimi dall’estremismo islamico. Forse sarà anche vero, cioè, forse i ragazzi volevano veramente più libertà, ma e un dato di fatto che l’Egitto sia in mano agli estremisti islamici e in tutto questo non c’è niente di quella “primavera araba” tanto reclamizzata dall’occidente.

Già nelle scorse settimane si era visto benissimo come la Fratellanza Musulmana avesse preso piede in Egitto e come, da quando è caduto Mubarak, il potere nella terra dei faraoni sia passato in mano all’esercito guidato da un estremista islamico che risponde al nome di Mohamed Hussein Tantawi, non certo quello che i giovani egiziani volevano. Ora il piano è chiarissimo se anche il Segretario Generale della Lega Araba nonché prossimo candidato alla guida dell’Egitto rilascia certe dichiarazioni: si vuole colpire Israele e si vuole tornare al periodo antecedente al trattato di pace del 1979. Non c’entra niente la “primavera araba” come non c’entra niente la ricerca di più libertà. Anzi, il rischio è che l’Egitto diventi nel volgere di poco tempo l’Iran arabo. Altro che libertà.
Intendiamoci, non ci aspettavamo niente di diverso da tutto questo. Quando è stato spodestato Mubarak lo abbiamo detto subito che la cosiddetta “primavera araba” non c’entrava niente. Solo che è ridicolo che ancora qualcuno in occidente sostenga che la trasformazione egiziana sia volta a una forma di “democrazia araba”. La democrazia di Tantawi si è vista benissimo nella durissima repressione di quei giovani egiziani che, accortesi dell’inganno, volevano tornare a manifestare in Piazza Tahrir per recriminare i loro Diritti e che sono stati presi a colpi di mitra dai militari egiziani. Vittime e arresti come nemmeno sotto Mubarak si era visto.
E adesso l’Egitto getta definitivamente la maschera con le parole chiarissime e inequivocabili di Amr Moussa. Ora si spera che il Presidente americano Barack Hussein Obama dimentichi per un attimo le sue simpatie islamiche e torni ad essere quel condottiero che l’America e l’Occidente si aspettano che sia e che riprenda in mano il pallino della lotta all’estremismo islamico. L’uccisione di Bin Laden è solo una tappa della guerra, ancora il brutto deve arrivare e la prima linea è sul Sinai. Lo capirà Obama?
Sharon Levi