«Abbiamo fatto l’Italia ora dobbiamo fare gli italiani ». Così diceva Massimo d’Azelio all’indomani dell’unificazione dell’Italia. La frase è importantissima perché delinea in poche parole che fare uno Stato non significa affatto fare un popolo.

Il termine “popolo palestinese” venne coniato da Yasser Arafat allo scopo di dare legittimità alla Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), un gruppo rimasto per molto tempo inserito tra i “gruppi terroristi”. Fino ad allora il termine “popolo palestinese” non si era mai sentito. Si parlava di abitanti arabi della Palestina oppure di giordani. La Palestina è invece storicamente terra ebraica tanto è vero che quando l’Onu decise di dividere la Palestina tra ebrei e arabi, diede il nome di Israele alla terra attribuita ai primi e di Cisgiordania alla terra attribuita agli arabi. Nessuno parla di Palestina il cui copyright è assolutamente ebraico e non arabo. Fu proprio Arafat ad appropriarsi ingiustamente del nome “Palestina”, un nome che appartiene agli ebrei e non agli arabi. Questo per dire che, storicamente parlando, mentre è appropriato parlare di “popolo ebraico” non lo è affatto parlare di “popolo palestinese” intendendo gli “arabi di Palestina”.
Chiarito questo punto, formare il cosiddetto stato palestinese non vuol dire affatto dare per scontato che con uno stato si crei anche un popolo. I cosiddetti palestinesi, che noi chiameremo “arabi di Palestina”, non hanno i valori identificativi e storici di un popolo. Un popolo ha una storia, delle tradizioni tramandate da secoli, una terra di riferimento, una lingua, persino una cucina tipica. I Curdi, per esempio, sono un popolo anche se oppresso. Gli egiziani sono un popolo. I persiani (gli attuali iraniani) sono un popolo. Gli ebrei sono un popolo. Non gli arabi di Palestina. Sono arabi che occupano una terra storicamente non loro.
Ciò non toglie che non debbano avere un loro Stato. Certo, non ottenuto con azioni unilaterali come quella che si apprestano a fare e non con l’intenzione dichiarata di distruggere un altro popolo, quello ebraico. Uno stato si costruisce partendo dalla gente che lo rappresenta, cioè da quello che sarà il suo popolo. Nel caso degli arabi di Palestina si agisce esattamente nel modo contrario.
Ecco perché non va fatto l’errore di fare la Palestina prima ancora di fare i palestinesi. Prima di diventare uno Stato essi devono capire l’importanza che ha un fatto del genere, confrontarsi tra di loro e, soprattutto, mettere da parte qualsiasi intenzione bellicosa verso gli altri popoli. Altrimenti creeremo uno Stato terrorista prima ancora di proclamarlo “nazione”.
Si rinunci quindi alla creazione di uno Stato Palestinese se prima non verrà creato un “popolo palestinese”, una entità che rispetti almeno il minimo indispensabile delle regole che fanno dell’unione sociale e pacifica di un agglomerato di persone, un popolo.
Noemi Cabitza