Antefatto – Il 17 settembre 2010 Secondo Protocollo segnalava all’Unione Europea una serie di aste segrete di diamanti effettuate in Zimbabwe. Il rischio segnalato dalla nostra organizzazione era quello che venissero aggirate le sanzioni contro lo Zimbabwe e che venisse violato il Protocollo di Kimberley sui diamanti insanguinati. Il tutto era partito da una denuncia, sempre fatta da Secondo Protocollo, sull’arresto avvenuto nel giugno 2010 di Farai Maguwu, un attivista che aveva denunciato gravi violazioni dei Diritti Umani nella miniera di Chiadzwa le quali violavano gli accordi tra Zimbabwe e Unione Europea sul mercato di diamanti.

Il problema che si pone ora è non solo quello di individuare e bloccare le aste segrete di diamanti insanguinati ma anche di stabilire che le pietre estratte nella miniera di Chiazwa e nelle altre miniere dello Zimbabwe provengono da luoghi ove si violano i Diritti Umani e che quindi sono da considerarsi fuori dal Protocollo di Kimberley. Purtroppo nell’incontro inter-sessione del Protocollo di Kimberley tenutosi a Tel Aviv lo scorso 21 giugno 2010, non è stato raggiunto un accordo sulle eventuali violazioni dei Diritti Umani durante il processo di estrazione delle pietre preziose, per cui allo stato attuale è difficile per gli osservatori stabilire se i diamanti estratti nelle miniere dello Zimbabwe sono da considerarsi “diamanti insanguinati” oppure pietre che rientrano nel Protocollo di Kimberley.
Per questo motivo riteniamo che serva uno sforzo congiunto da parte dell’Unione Europea, delle organizzazioni per la difesa dei Diritti Umani e dei partecipanti al Protocollo di Kimberley per raggiungere al più presto un accordo che stabilisca con chiarezza che i diamanti estratti in miniere dove vengono violati i Diritti Umani sono da parificare ai diamanti provenienti da teatri di guerra e quindi da considerarsi a tutti gli effetti “diamanti insanguinati”. A tal proposito va segnalata la completa disponibilità degli organismi europei a un accordo di questo tipo tanto che si è attivata una procedura per coinvolgere in questa battaglia anche l’Unione Africana. Purtroppo bisogna segnare la ferma opposizione di alcuni grandi commercianti di diamanti che ritengono che l’introduzione di garanzie sui Diritti Umani nelle miniere possano far lievitare il prezzo delle pietre grezze in particolare per i diamanti denominati Marange o Chiadzwa (dai luoghi di estrazione) considerati tra i migliori al mondo e provenienti proprio dallo Zimbabwe.
Nei giorni scorsi il Parlamento Europeo per bocca di Jos Heezen, responsabile della segreteria per gli esposti e le petizioni, ci ha confermato l’impegno a proseguire in questo battaglia. Secondo Protocollo ritiene che sarebbe utile istituire una commissione ad hoc che segua sia i lavori del Protocollo di Kimberley e dei suoi ispettori, sia l’introduzione del concetto di rispetto dei Diritti Umani nelle miniere di diamanti come requisito per entrare nello stesso Protocollo di Kimberley. Oltre a questo la commissione dovrebbe interessarsi alle condizioni di Farai Maguwu, l’attivista dei Diritti Umani che ha dato il via a tutto questo.
Siamo lieti di notare un serio e concreto interessamento del Parlamento Europeo per una questione che non è pubblicizzata dai media ma che rimane di fondamentale importanza per la tutela dei Diritti dei lavoratori nelle miniere di diamanti. E dopo questa ci aspettiamo un identico interessamento per le miniere di Coltan.
Secondo Protocollo