Secondo il Colonnello Gheddafi l’Islam “dovrebbe diventare la religione di tutta l’Europa”. Il fatto curioso è che lo dice a 500 ragazze, 500 donne che ben poco sanno cosa comporta proprio per una donna essere “islamica”. Loro sono li ad ascoltare e ad applaudire per la modica somma di 70 euro e, si sa, in un momento di crisi non si guarda in faccia niente e nessuno.

Business is business e se per fare affari occorre calpestare i Diritti Umani e chiudere gli occhi sul destino di migliaia di esseri umani in fuga da guerre e da regimi sanguinari in cerca di protezione internazionale, poco male. L’importante è che nessuno veda e che nessuno sappia. Il problema è che tutti sanno anche se è quasi impossibile vedere dato che la Libia impedisce a chiunque (compreso l’Onu) di visitare i suoi centri di detenzione. Ci sarebbe, a dire il vero, nell’accordo di amicizia una clausola secondo la quale i parlamentari italiani possono visitare i centri di detenzione libica per verificare lo stato dei rifugiati detenuti in quei luoghi, ma è letteralmente una presa in giro. Tempo fa il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, fece una richiesta in tal senso, richiesta che venne prontamente respinta dalla Libia. Solo in seguito Gheddafi permise a una delegazione italiana guidata da Margherita Boniver di visitare alcuni centri di detenzione rigorosamente scelti dal regime libico, centri che nel frattempo erano stati opportunamente “preparati” alla visita.
E’ disarmante la disinvoltura con la quale i politici italiani (di quasi tutti gli schieramenti) accettino e abbiano accettato in passato le violenze, i dictat e le bizzarrie del dittatore libico. Ancora più disarmante è verificare come la brutalità del colonnello Gheddafi venga spudoratamente usata dall’Italia per il “lavoro sporco”. Non ne faccio una questione di schieramento politico. Qui non c’è maggioranza e opposizione. Sono tutti responsabili fatti salvi qualche deputato radicale (i pochi sopravvissuti) e poche (pochissime) voci all’interno del PD. E mentre il Ministro Maroni plaude vergognosamente se stesso per aver fermato “l’invasione” di disperati in cerca di protezione internazionale, nessuno si accerta che fine facciano tutti quei respinti o se tra di loro vi siano o meno persone che necessitano e abbiano Diritto a quella protezione. E’ tutto incredibilmente oscurato.
L’accordo di amicizia italo-libico è uno degli episodi più oscuri della storia repubblicana italiana, una vergogna intrisa nel sangue ma benedetta dai dollari provenienti dagli affari per pochi eletti, affari che coprono il tanfo dei tanti morti morti nel deserto libico. Un detto racconta di come “occhio non vede, cuore non duole”, in questo caso potremmo dire “naso non sente, portafoglio non piange”, dove però il portafoglio è quello dei soliti noti e, naturalmente, del dittatore libico.
Bianca B.