Iran & lapidazioni: non solo Sakineh Mohammadi. Altre tre donne rischiano la lapidazione
Il caso che riguarda Sakineh Mohammadi, la donna 45enne che rischia la lapidazione in Iran e che sta mobilitando tutta l’opinione pubblica mondiale, rischia di mettere in secondo piano altri tre casi di donne condannate a morte per lapidazione. Lo riferisce Mohammad Mostafai, l’avvocato difensore di Sakineh Mohammadi costretto a rifugiarsi in Norvegia per non rischiare di essere lui stesso arrestato dal regime per aver difeso alcune donne iraniane.

I casi giudiziari delle due donne sono molto simili. Il sostituto procuratore di Tabriz, tale Nowbakht, aveva inizialmente inviato la documentazione relativa a Maryam Ghorbanzadeh alla 12esima sezione penale del tribunale provinciale concludendo che la donna era stata condannata a morte per mezzo di lapidazione. Quei documenti sono in mano all’avvocato Mohammad Mostafai. Negli ultimi giorni però da quei documenti è sparita la parola “lapidazione” che, come detto, è stata sostituita da “esecuzione” al solo scopo di fuorviare l’opinione pubblica mondiale. Per la cronaca, Maryam Ghorbanzadeh è accusata di complicità nell’omicidio del marito, un uomo violento e ossessivamente geloso che per molti anni, prima di uscire di casa, drogava la moglie per impedirle di fuggire come avevano fatto le sue due precedenti mogli. Una persona esterna (un uomo), venuta a sapere della tremenda situazione in cui si trovava Maryam Ghorbanzadeh, ha ucciso quell’uomo così violento e paranoico. L’assassino, essendo uomo, oggi è libero su cauzione mentre Maryam Ghorbanzadeh è in attesa dell’esecuzione. La condanna è stata pronunciata in seguito al ritrovamento di un video nel quale Maryam Ghorbanzadeh tratteneva un rapporto sessuale con l’omicida che, dopo la morte del marito,aveva sposato la donna con la formula del “matrimonio temporaneo”, una cosa molto diffusa in Iran. Il giudice, su denuncia dei parenti della vittima, ha ritenuto che quello fosse il pagamento per l’omicidio. Infine, una ultima crudeltà: Maryam Ghorbanzadeh è stata arrestata mentre era incinta. Quando la gravidanza era arrivata al sesto mese l’hanno costretta all’aborto perché una nonna incinta non può essere giustiziata.
La terza donna che rischia la lapidazione è Azar Bagheri e, se possibile, questo è il caso più scandoloso . Arrestata quando aveva solo 14 anni per una denuncia del marito (e qui già ci sarebbe parecchio su cui riflettere), Azar Bagheri è stata condannata a 100 frustate sul corpo nudo e a morte per lapidazione nonostante non vi fossero prove della sua presunta infedeltà. L’accusa si basa sul fatto che il marito di Azar Bagheri ha denunciato un complotto tra la moglie e un suo creditore nel tentativo di liberarsi del debito. L’avvocato Mostafai ha provato inequivocabilmente l’innocenza di Azar Bagheri , ma a nulla è servito.
L’ultima donna di cui si è a conoscenza che aspetta di essere lapidata e Kobra Babai. Suo marito è stato giustiziato a Tabriz con l’accusa di essere omosessuale. Kobra Babai è accusata di essere stata a conoscenza della omosessualità del marito e del fatto che stesse ricattando alcune persone. In effetti è emerso che il marito della donna non era affatto omosessuale ma aveva inventato questa storia proprio per portare avanti i suoi ricatti. La donna è stata comunque accusata di essere complice del marito per cui è stata condannata a morte per lapidazione.
Come si può vedere in Iran non c’è solo il caso di Sakineh Mohammadi ma altri casi, addirittura ancora più gravi come quello di Azar Bagheri, arrestata quando aveva solo 14 anni. Secondo l’avvocato Mohammad Mostafai sono decine le donne in attesa di essere giustiziate per mezzo di lapidazione, ma la comunità internazionale si è concentrata unicamente sul caso di Sakinh Mohammadi focalizzandosi unicamente su questo caso e rischiando così di sorvolare su un problema ben più vasto e che riguarda decine e decine di donne i cui Diritti vengono letteralmente annullati dal regime degli Ayatollah.
Giusto quindi prendere il caso di Sakineh Mohammadi come esempio e sfruttarne l’enorme impatto mediatico, ma solo se questo esempio non sovrasti tutti gli altri casi di cui purtroppo non se ne fa parola. L’appello di Mohammad Mostafai alla comunità internazionale è di non fermarsi al caso di Sakineh Mohammadi ma di mettere in discussione una volta per tutte a livello mondiale le crudeltà inflitte alle donne iraniane da questo regime misogino e sanguinario. Speriamo che qualcuno accolga questo appello e che ci aiuti nella nostra campagna contro questo sanguinario regime.
Parisa Elahi
