Le notizie che arrivano questa mattina da Teheran delineano un quadro molto simile ad una vera e propria rivolta popolare e non mancano certo gli spunti di riflessione.

In secondo luogo le manifestazioni contro il regime sono diffuse in tutto il paese e non solo a Teheran. C’è da dire oltretutto che questa mattina, esattamente come ieri, le proteste sono partite dai quartieri meridionali di Teheran, cioè da quei quartieri abitati dagli islamici ortodossi. Questo non è un buon segno per il regime.
In terzo luogo, ma forse più importante di tutti, la speranza di Ahmadinejad di vedere le proteste scemare nel tempo si è infranta con la caparbietà dei giovani iraniani che invece continuano a manifestare ad ogni occasione ottenendo un sempre maggior seguito anche in quelle classi che all’inizio erano rimaste a guardare.
Ieri un importante esponente della dissidenza iraniana all’estero ha detto che “la rivoluzione verde in Iran è ormai incontrovertibile”. Mai parole furono più azzeccate. Il problema è capire se anche la comunità internazionale si rende conto di quanto sta avvenendo in Iran, cioè che è in corso un cambiamento radicale del paese. Ma soprattutto è importante capire cosa intende fare per aiutare il movimento verde. Fino ad oggi tutta la comunità internazionale è rimasta a guardare in modo passivo limitandosi a condannare (solo saltuariamente) la durissima repressione. Ora è arrivato il momento di realizzare il fatto che l’Iran è sull’orlo di un grandissimo cambiamento e di aiutare attivamente la dissidenza iraniana.
Anche oggi arrivano notizie di diversi morti negli scontri di Teheran, continuare a rimanere impassibili di fronte a questa barbarie non è un atto di civiltà ma rende la comunità internazionale complice del regime e quindi, al pari suo, incivile. Ora è arrivato veramente il momento di far sapere ai ragazzi iraniani che non sono soli. Il regime ha il tempo ormai contato, facciamo in modo che sia il più breve possibile.
Articolo scritto da Noemi Cabitza
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