Anno del signore 2012, il mondo si accorge che nel cuore dell’Africa nera c’è un tipo che da oltre vent’anni massacra senza pietà chiunque gli capiti a tiro e che questo signore è l’uomo più ricercato dal Tribunale Penale Internazionale. Il suo nome è Joseph Kony, leader indiscusso del Lord’s Resistence Army (LRA), un gruppo ribelle nato in Uganda.

Cosa voglio dire con questa mia lunga prefazione? Voglio dire che se Kony è riuscito a sopravvivere per oltre venti anni e a continuare a fare tutto quello che voleva il tutto con un esercito formato da qualche migliaio (a esagerare) di bambini soldato sottratti alle loro famiglie nel nord Uganda e, solo successivamente, nel Sud Sudan e nel Nord est della Repubblica Democratica del Congo, un motivo c’è e non è certo l’impossibilità di annientarlo militarmente. Semplicemente faceva comodo. Ha fatto comodo al presidente/dittatore ugandese Yoweri Museveni che con Kony ha tenuto sotto scacco l’intera popolazione Acholi del Nord Uganda, gli unici che potevano dargli seri problemi. Ha fatto comodo a Omar al-Bashir, dittatore sudanese che in cambio di denaro e armi ha usato Kony e i suoi bambini soldato nella guerra con il Sud Sudan e persino dopo la fine della guerra per gettare nel terrore intere aree da mettere nel “peso delle trattative”. Ha fatto comodo ai trafficanti di oro, diamanti e coltan del Congo che con il terrore del LRA hanno interdetto una vastissima area del nord est del Congo a qualsiasi controllo che non fosse il loro.

Nel mio secondo viaggio, sempre ospitato da COOPI, dovevo trovare il sistema per portare aiuti nel Sud Sudan aprendo un canale dall’Uganda. Da Lira quindi mi spostavo spesso a Gulu da dove venivo portato dai militari dell’UPDF (l’esercito ugandese) fino a Nimule per vedere in che condizioni fosse la strada, se fosse sicura e se avrebbe sopportato una colonna di camion carichi di merce. A Gulu per dormire mi ero scelto un piccolo hotel molto alla mano, l’Africa Inn Hotel, gestito da Okelo Mohammed, un Acholi musulmano che affittava le sue povere camere ai venditori e ai conducenti di Boda Boda, dei taxi-motorino che ti portavano ovunque. A me che dava una stanza solo per me mi faceva pagare la somma di 5.000 scellini ugandesi a notte, cinque euro circa. E’ stato all’Africa Inn Hotel che ho capito il grande inganno di Joseph Kony, parlando con i tanti giovani che la sera affollavano quel piccolo locale centrale. E li che ho capito che Joseph Kony faceva comodo a Museveni perché costringeva milioni di Acholi a vivere nei campi profughi e quindi a togliere loro ogni possibile voglia di rivalsa nei confronti del Governo centrale. A livello locale aveva messo tutti i suoi uomini in posti chiave così come al comando delle divisioni dell’UPDF, un esercito potentissimo, uno dei migliori in Africa, che però non riusciva a bloccare un gruppo ribelle formato in maggioranza da bambini. Anche a Gulu, dove ho conosciuto padre Elio Croce, fondatore del St. Mary’s Lacor Hospital, ho visto le atrocità e le mutilazioni dei ribelli, le drammatiche situazioni in cui erano costretti a vivere gli Acholi, tutto perché erano ostili a Museveni. Per molti e molti anni Joseph Kony è stato più un alleato occulto di Museveni che un nemico.

Ora Joseph Kony ha finalmente il ruolo che si merita, quello di ricercato più importante del mondo per crimini contro l’umanità, ma mi è davvero impossibile dimenticare che per un ventennio gli è stato permesso di mettere sottosopra un intero Paese (tre se contiamo il Sud Sudan e il Congo) solo perché la sua crudeltà dava a Museveni la possibilità di mantenere una linea durissima e di tenere così soggiogato il popolo Acholi.
Franco Londei