Decenni di abbandono dello sviluppo, corruzione diffusa, totale mancanza di pianificazione economica unita alla divaricazione sociale tra i tanti che non hanno niente e i pochi che invece anno tutto e di più e infine il crescente aumento delle spese militari a scapito delle riforme sociali ed economiche e di una maggiore applicazione dei fondamentali Diritti Umani. Ecco, in poche parole, i motivi della perdurante rivolta in Siria.

Il rapporto dice anche che le aree periferiche, quelle maggiormente interessate dalle rivolte, sono quelle più interessate dal fenomeno della povertà, mentre invece nelle grandi città come Damasco la percentuale dei poveri scende notevolmente. Questo perché il regime ha concentrato tutti gli appartenenti alla setta alauita, di cui faceva parte il padre dell’attuale dittatore siriano, Hafiz, nei punti strategici della nazione lasciando poco e niente alle altre tribù. Tutto il potere è accentrato nelle mani del partito Baath fondato in gran parte proprio dagli alauiti che quindi si dividono tutte le risorse lasciando agli altri quello che rimane. Ecco, per esempio, perché una delle enclavi più dure della rivolta è la città periferica di Daraa. Nelle aree periferiche sono concentrati circa l’80% dei poveri.
Come già detto il rapporto è stato completamente oscurato dal regime che ha proibito tassativamente di parlarne. Tuttavia la cruda realtà è molto difficile da oscurare per cui dopo le prime rivolte in Tunisia e in Egitto la gente siriana ha preso il coraggio di ribellarsi anche perché non ha proprio niente da perdere ed è disposta anche a morire pur di vedere cadere il dittatore Bashar Assad.
E’ la povertà quindi alla base della rivolta in Siria e non c’è, come dice il regime,nessuna entità straniera a soffiare sul fuoco della ribellione. Quel fuoco si chiama fame e povertà.
Secondo Protocollo