Altri 20 morti ieri nel 17esimo venerdì consecutivo di proteste in Siria. Le forze di sicurezza sparano sui manifestanti con la stessa facilità con cui sparerebbero contro una mandria di animali, eppure questo non ferma i giovani siriani che chiedono libertà e Diritti scendendo in strada completamente disarmati.

Comunità internazionale complice di Assad – Quello che stupisce gli attivisti per i Diritti Umani siriani è il sostanziale silenzio di tomba della comunità internazionale sulle stragi quotidiane commesse dal regime siriano. «Per la Libia la comunità internazionale è intervenuta per molto meno» ci dice questo ragazzo siriano che collabora con il sito web di Free Syria «ma la Siria sembra non interessare nessuno e con questo silenzio la comunità internazionale avvalla le stragi di Assad diventandone indirettamente complice».
I ragazzi siriani però non demordono e da 17 settimane continuano a scendere in strada e a manifestare contro il regime nonostante che le forze di sicurezza siriane, coordinate e aiutate in questo da elementi iraniani e di Hezbollah, sparano ad alzo zero sulla folla. «Non ci arrenderemo fino a quando Assad non sarà costretto a pagare per i suoi crimini» dice ancora il giovane siriano. «Certo, siamo abbandonati a noi stessi, ma il popolo siriano e forte e ha tanta voglia di democrazia e di liberarsi dagli oppressore sciiti». Il riferimento all’Iran e ad Hezbollah è molto forte nelle parole di questo giovane ragazzo siriano che ogni giorno rischia la vita per far giungere in occidente le notizie e le immagini di quanto avviene in Siria, un contributo essenziale per non far cadere nel completo oblio questa rivolta, questa parte importantissima di “primavera araba” che dalla comunità internazionale viene considerata “stranamente” di serie B.
Noemi Cabitza