Si chiama “Kabul Dreams” il gruppo musicale formato da tre ragazzi afghani di tre etnie diverse e spesso in lotta tra di loro, quella uzbeka, quella tajika e quella pashtun. Con la loro musica lanciano un messaggio di pace e, soprattutto, di libertà.
Cantano in inglese per diffondere meglio il loro messaggio. La canzone più famosa si intitola “Crack in the Radio” (nel video sotto) ed è la storia di una ragazza afghana che lavora alla Rock Radio di Kabul. Per questa canzone che tocca argomenti tabù per gli estremisti (una donna che lavora in una radio rock dove il rock è considerato la musica di Satana) si sono guadagnati centinaia di minacce di morte. Per questo occorre sostenerli e diffondere il loro rock e il loro video. Vorrebbero vincere un “Grammy”, allora perché non aiutarli e, per una volta, premiare una musica di libertà che non siano solo parole al vento ma un vero e proprio messaggio di amore, di pace e di libertà? Buona visione e buon ascolto.
Se un osservatore esterno arrivasse oggi in Italia e gli venisse detto che il nostro è “uno Stato di Diritto”, probabilmente si metterebbe a ridere fragorosamente. E’ vero, ufficialmente lo è, ma in realtà in Italia esiste tutto fuorché lo Stato di Diritto se non nella Costituzione.
Oggi ricorre il trentunesimo anniversario della Rivoluzione islamica e l’Onda Verde, come promesso, è tornata in piazza. Il regime da diverse settimane lavora per cercare di bloccare le manifestazioni e soprattutto di bloccare le notizie che potrebbero filtrare verso il mondo libero.
Il gruppo terrorista islamico Boko Haram, responsabile di decine di attentati in Nigeria e di centinaia di morti, arriva all’attenzione del Congresso americano. Un rapporto emesso mercoledì scorso e discusso nel Congresso USA ha definito il gruppo Boko Haram come “una minaccia per gli interessi degli Stati Uniti” e ha invitato l’amministrazione Obama ha “prendere…
Secondo quanto ha riferito ieri il Daily Telegraph, i tecnici russi impegnati nella attivazione del reattore nucleare iraniano di Bushehr, hanno chiesto al Cremlino di intervenire direttamente sulle autorità iraniane perché rinviino di qualche mese l’attivazione del reattore nucleare. Il rischio, elevatissimo, è quello di provocare una nuova Chernobyl.
Questa volta voglio prendere in prestito il titolo di un articolo uscito ieri su Ynet.com a firma Hagai Segal, perché in quell’articolo c’è l’essenza della recente decisione della “commissione Levy” chiamata ad esprimersi sulla presunta occupazione da parte di Israele di Giudea e Samaria.
Si chiama Thomas Kwoyelo ed è il primo comandante del Lord’s Resistenve Army (LRA) a giudizio per “crimini contro l’Umanità”. Catturato dall’esercito ugandese (UPDF) nel marzo 2009 dopo un cruento conflitto a fuoco dove venne anche ferito, Thomas Kwoyelo è accusato di vari reati tra i quali omicidio di massa, stupro di massa, riduzione in…